My rating: 4/5
Sook Joo is an orphan. Together with other orphans, she is fortunate enough to grow up in an orphanage-temple-dojo run by her grandfather Ryu, a man of great integrity, an exceptional blacksmith who crafts exquisite bladed weapons, and a master of Orikido, a martial art that involves the use of such weapons. The girl is very talented, so her grandfather is training her to become a martial artist in her own right.
One day, however, the unthinkable happens. To support the orphans he is raising, her grandfather has run up a debt with a powerful man linked to organised crime, and when his henchmen come to demand payment, the old man is killed. The orphans are scattered, and Sook Joo ends up at an uncle’s house, only for him to sell her to those very same criminals to pay off his own debts.
From this moment onwards, the girl’s real troubles begin. Lured aboard a ship under false pretences, she discovers that she is a prisoner alongside many other girls, whom a group of powerful men use as they please. The prettiest are used as sex slaves, whilst the others – including her – are forced into fights to the death. Sook Joo, however, is cut from a different cloth, and her sense of justice leads her to rebel against the order to kill her fellow captives, before convincing them to join forces to regain their freedom.
The novel is decidedly adrenaline-fuelled; the fights are described with extreme vividness and the acts of violence are never sugar-coated. Yet it is clear from the outset that everything Sook Joo does to fight her tormentors is absolutely necessary: with people of such abject depravity, there can be no negotiation or discussion, because evil has penetrated too deeply into their souls, and the only way to rid the world of it is to kill them.
Her journey from a somewhat naïve young girl who grew up far from civilisation to a determined, capable young woman, able to use extreme violence without losing a shred of her humanity, makes Sook Joo a character who is hard to forget.
There is just one thing that isn’t clear to me in this novel: why set it in the distant future, when everything it describes could very well happen today?
Sook Joo è un'orfana. Assieme ad altri orfani ha la fortuna di crescere in un orfanatrofio-tempio-dojo gestito da suo nonno Ryu, uomo di grande pietas, eccezionale fabbro creatore di ricercate armi da taglio e maestro di Orikido, arte marziale che prevede l'uso delle suddette armi. La ragazza è molto dotata, quindi il nonno la sta addestrando a diventare a sua volta una artista marziale. Un giorno, però, avviene l'irreparabile. Per mantenere gli orfani che alleva il nonno si è indebitato con un uomo potente legato alla criminalità e quando i suoi scagnozzi vanno a chiedere il pagamento, il vecchio viene ucciso. Gli orfani finiscono dispersi e Sook Joo si ritrova a casa di uno zio, che però la vende a quegli stessi criminali per pagare i propri debiti. Da questo momento in avanti iniziano per la ragazza i veri guai. Portata con l'inganno a bordo di una nave, scopre di essere prigioniera assieme a molte altre ragazze, che un gruppo di uomini potenti usa a proprio piacimento. Le più carine come schiave sessuali, le altre, tra cui lei, destinate a combattimenti all'ultimo sangue. Sook Joo però è di un'altra pasta, e il suo senso della giustizia la porta a ribellarsi all'imperativo di uccidere le sue compagne di sventura, per poi convincerle a coalizzarsi per riottenere la libertà.
Il romanzo è decisamente adrenalinico; i combattimenti sono descritti con estrema vividezza e gli atti di violenza non sono mai edulcorati, eppure è chiaro fin dall'inizio che tutto ciò che Sook Joo decide di intraprendere contro i suoi torturatori è assolutamente necessario, che con persone di tale livello di abiezione non si può trattare o discutere, perché il male è entrato troppo profondamente nelle loro anime ed è possibile liberarsene solo uccidendole.
Con il suo viaggio dalla fanciulla un po' ingenua cresciuta lontano dalla civiltà alla ragazza determinata, capace, in grado di usare una violenza estrema senza perdere un briciolo della propria umanità, Sook Joo è un personaggio difficile da dimenticare.
C'è solo una cosa che non mi è chiara in questo romanzo: perché ambientarlo in un lontano futuro, quando tutto ciò che racconta potrebbe benissimo essere accaduto oggi?
