Visualizzazione post con etichetta arnaldur indridason. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arnaldur indridason. Mostra tutti i post

venerdì 20 gennaio 2012

La signora in verde

La signora in verde Arnaldur Indriðason
My rating: 3 of 5 stars

Titolo originale Grafarþögn - 2001
Pubblicato in Italia 2006 da Guanda

Il passato e il presente si intrecciano in questa indagine che, man mano che strati di terra vengono rimossi per portare alla luce un vecchio scheletro porta in superficie anche le ferite dei protagonisti e l'indissolubile viluppo di bene e di male del quale ciascuno di noi è fatto.
Un noir molto legato al territorio e alle abitudini degli islandesi, e al loro passato tormentato.
Indridason non è qui ancora completamente maturo come scrittore, ma riesce comunque a costruire un libro piacevole.


lunedì 24 gennaio 2011

Un corpo nel lago

Un corpo nel lagoArnaldur Indriðason
My rating: 5 of 5 stars

Titolo originale Kleifarvatn - 2004
Pubblicato in Italia 2009 da Guanda

Con la scusa di scrivere un (ottimo) noir, Indridason compone, come del resto è consuetudine degli scrittori di noir scandinavi, una eccellente opera sociale sull'influenza di un certo tipo di indottrinamento "comunista" ai tempi della guerra fredda, e parla con notevole competenza, segno di una approfondita ricerca, delle condizioni di vita degli studenti stranieri nella Germania dell'est.
Su tutto ciò si innesta il giallo vero e proprio, condito con interessanti scorci della società islandese, e con il commissario Erlendur, uno dei tanti poliziotti umanamente confusi della prosa scandinava.


giovedì 13 novembre 2008

La voce

La voceArnaldur Indriðason
My rating: 4 of 5 stars

Titolo originale Röddin - 2002
Pubblicato in Italia 2008 da Guanda


A volte le coincidenze nella lettura dei libri sono paradossali: nel giro di pochi giorni, e per puro caso, ho letto due libri che hanno lo stesso retroterra culturale, l'Islanda, e una condizione a contorno dei fatti identica, cioè il canto, quasi che l'Islanda sia la patria del bel canto e delle voci bianche.
Il romanzo scorre molto bene, col fraseggio secco tipico degli scrittori nordici, i personaggi sono "sporchi" e disperati al punto giusto, e anche qui, come in molti dei noir che vengono dai paesi scandinavi, si scopre un'immagine diversa e un po' sconvolgente di una società per la quale proviamo quasi un senso di inferiorità, ritenendola prossima alla perfezione.