lunedì 28 settembre 2026

The Book of Laughter and Forgetting

Milan Kundera

My rating: 2/5

Kundera’s unbearable heaviness.
Several years ago, I tried to read his highly acclaimed "The Unbearable Lightness of Being", only to conclude that the novel was nothing more than the whingeing outpouring of a sexually repressed person. I don’t think I made it to the end, although I also put some of my difficulty down to the translation. I read "The Book of Laughter and Forgetting" in the English version revised and approved by the author himself, but to no avail – my negative impressions remained.
Kundera whinges about practically everything. He casts himself as a critic of communist totalitarianism, but deep down one gets the feeling that he regrets having been expelled from the party. It almost seems as though he regards his expulsion as the result of the regime’s failure to recognise how useful he could have been to it, rather than as a consequence of his actual criticism and opposition.
His attitude towards women, moreover, is that of a misogynist. Not a womaniser – someone who loves sex so much that he devotes himself passionately to it with any woman he meets – but someone who sees a woman only as an opportunity to belittle her through violence. It is no coincidence that his thoughts regarding the young woman who put her own career on the line to help him in his political troubles turn to rape at the very moment when she, terrified, alerts him to what has happened. He doesn’t go through with it, and for that he even gives himself a pat on the back, but the revulsion remains.
The theme of rape recurs several times throughout the pages of this novel-that-isn’t-a-novel, where it is also stated that, according to certain studies, since the word a woman uses most often is ‘no’, it can therefore be inferred that ‘no’ means ‘yes’.
Technically very well written, it is a nasty, heavy-going book, full of whingeing and preconceptions, which only a society that despises women and values a man simply because he got himself expelled from a totalitarian state could appreciate. 
 
L'insostenibile pesantezza di Kundera. Diversi anni fa, ho tentato di leggere il suo celebratissimo "L'insostenibile leggerezza dell'essere" per arrivare alla conclusione che quel romanzo non fosse altro che il piagnucoloso sfogo di una persona sessualmente repressa. Credo di non essere riuscita ad arrivare in fondo, ma anche di aver attribuito in parte la mia difficoltà di lettura alla traduzione. Ho letto "The Book of Laughter and Forgetting" nella versione inglese revisionata e approvata dall'autore stesso, ma niente, le cattive impressioni sono rimaste. Kundera piagnucola praticamente su tutto. Si mette la veste di critico del totalitarismo comunista, ma sotto sotto si ha la sensazione che rimpianga il suo essere stato espulso dal partito. Sembra quasi che ritenga la sua espulsione frutto dell'incapacità del regime di vedere quanto avrebbe potuto essergli utile, piuttosto che alla critica e all'opposizione vera e propria. Il suo rapporto con le donne, poi, è quello di un misogino. Non di un donnaiolo, di uno che ama così tanto fare sesso da dedicarvisi con passione con qualsiasi donna incontri, ma di uno che nella donna vede solo la possibilità di diminuirla usandole violenza. Non a caso i suoi pensieri relativi alla giovane donna che per aiutarlo nella sua disgrazia politica ha messo in gioco la propria carriera, nel momento in cui lei, terrorizzata, lo avvisa di quanto è successo, si rivolgono allo stupro. Poi non lo fa e per questo si dà anche una pacca sulla spalla, ma il disgusto rimane. Il tema dello stupro torna più volte tra le pagine di questo romanzo non romanzo, dove si dice anche che secondo certi studi, visto che la parola che una donna usa più spesso è "no", se ne inferisce che no vuol dire sì.
Tecnicamente scritto molto bene, è un libro brutto, pesante, pieno di lamenti e preconcetti, che solo una società che disprezza le donne e attribuisce a valore a un uomo solo perché si è fatto buttare fuori da una nazione totalitaria può apprezzare.

 

Orphans of the Sea (Underground)

 

sabato 6 maggio 2017

Review: Guapa

Guapa Guapa by Saleem Haddad
My rating: 3 of 5 stars

Guapa è il nome del peggior bar di una non identificata città del Medio Oriente, in una nazione che potrebbe essere L'Iraq ai tempi di Saddam come pure la Siria di Assad o l'Egitto di Mubaraq. Da Guapa gli ospiti possono essere se stessi e liberarsi delle costrizioni di una società che valuta più la facciata che i sentimenti, dove, anzi, i sentimenti devono essere negati, e dove essere diversi è, più che immorale, di cattivo gusto. Rasa, allevato dalla nonna dopo l'ambigua scomparsa della madre e la morte del padre, è il cliente tipo di Guapa. Omosessuale, nella notte che precede il matrimonio del suo amante segreto rivive la sua vita, dagli anni passati a scoprire la sua omosessualità attraverso visioni notturne di proibiti canali televisivi, allo studio in America dove, a causa della sua timida pruderie scambia un gesto aggraziato per una promessa d'amore, fino allo scavare profondamente nei ricordi, e nelle ragioni, che hanno portato la madre ad andarsene, e la nonna a raccontare un mare di menzogne. Il libro è ondivago, a volte molto profondo, interessante, capace di scavare dentro l'anima, altre volte invece troppo pieno di parole per avere davvero qualcosa da dire. Su tutto prevale, per la sua carica di dissacrante umorismo e di rabbia feroce, il capitolo del matrimonio, quando Rasa finalmente deciderà di essere se stesso a dispetto di tutti.
Ringrazio Other Press e Netgalley per avermi fornito una copia gratuita in cambio di una recensione onesta.

Guapa is the name of the worst lounge of an unidentified Middle Eastern town, in a nation that could be Iraq at Saddam's time as well as Syria's Assad or the Egypt of Mubarak. By Guapa, guests can be themselves and get rid of the constraints of a society that values ​​the facade more than feelings, where, indeed, feelings must be denied, and where being different is, rather than immoral, bad taste. Rasa, raised by his grandmother after the ambiguous disappearance of his mother and his father's death, is Guapa's typical customer. Homosexual, on the night before the wedding of his secret lover, he revives his life, from the years spent discovering his homosexuality through nightly sightings of forbidden television channels, to the study in America where, because of his shy pruderie, he mistakes a graceful gesture for promise of love, deeply digging into the memories, and in the reasons that led his mother to leave, and his grandmother to tell a sea of ​​lies. The book is incostant, sometimes very deep, interesting, capable of digging into the soul, sometimes too full of words to have something to say. Abore all prevails, because of its desecrating humor and fierce anger, the wedding's chapter, when Rasa finally decides to be himself in spite of all.
I thank Other Press and Netgalley for providing me a free copy in exchange for an honest review.

martedì 2 maggio 2017

Review: Norse Mythology

Norse Mythology Norse Mythology by Neil Gaiman
My rating: 5 of 5 stars

La scoperta di avere letture in comune con i propri autori preferiti è sempre piacevole. In questo caso mi è successo con Neil Gaiman, che a quanto pare amava come me i fumetti della Marvel con Thor come protagonista. Bellissimi fumetti, ben disegnati, con storie meravigliose, che per me avevano il valore aggiunto di essere qualcosa di esotico, dato che ai miei tempi "le femmine" non leggevano certe cose (e infatti ogni volta l'edicolante mi chiedeva con aria melensa se erano per mio fratello, e io rispondevo, con il tono ruvido che ho perfezionato fin dall'infanzia, che ero - e sono - figlia unica). Dopo i fumetti dell'infanzia sono arrivate l'Edda poetica e l'Edda di Snorri, e poi... poi lui è Neil Giman e io no, e quindi lui scrive e io leggo.
Per chi è appassionato da tanto tempo di mitologia nordica, Norse Mythology non è un libro da leggere per il piacere della scoperta. Quasi tutte le vicende mi erano note infatti, ma il modo in cui Gaiman le ha narrate, la leggerezza dei dialoghi, il suo rendere vicino e comprensibile persino un dio complicato come Odino, al cui confronto il Dio del vecchio testamento è un personaggio lineare, rendono la lettura fresca e piacevole, in qualche modo comunque nuova.

The discovery to have common readings with your favorite authors is always enjoyable. In this case this happened to me with Neil Gaiman, who too apparently loved Marvel's comics with Thor as the protagonist. Beautiful comics, well-drawn, with wonderful stories, which for me had the added value of being something exotic, since in my time 'the females' did not read certain things (and in fact every time the newspaper vendor asked me with a sappy look if they were for my brother, I replied, with the rough tone I perfected since childhood, that I was - and I am - a single child). After the childhood comics came the Poetic Edda and Snorri's Edda, and then ... then he is Neil Giman and I'm not, so he writes and I read.
For those who have long been passionate about Nordic mythology, Norse Mythology is not a book to read for the pleasure of revelation. Almost all the events in fact I knew, but the way Gaiman told them, the lightness of the dialogues, his making a complicated God like Odin, to whom the God of the Old Testament is a linear character, closer and comprehensible, make the reading fresh and enjoyable, somehow new.
Thanks Neil!
Grazie Neil!


domenica 11 settembre 2016

Gli anelli di Saturno: Un pellegrinaggio in Inghilterra

Gli anelli di Saturno: Un pellegrinaggio in Inghilterra W.G. Sebald
My rating: 4 of 5 stars

Titolo originale: Die Ringe des Saturn: Eine englische Wallfahrt - 1995
Pubblicato in Italia 1 novembre 2010 da Adelphi

Nonostante sia stato scritto da un tedesco, è un libro molto inglese. Un Tre uomini in barca senza l'umorismo della famosa opera di Jerome, ma con la stessa maniacale attenzione ai dettagli, nel quale l'osservazione della natura porta a ricordi di ogni genere e a profonde meditazioni filosofiche.
E sarà perché il paesaggio nel quale si muove Sebald è una Est Anglia desolata, un luogo dimenticato da dio e dagli uomini, nel quale la natura dà ormai il peggio di sé e le rovine la fanno da padrone, che le meditazioni di Sebald toccano per la gran parte argomenti neri: la guerra contro il Terzo Reich col suo carico di distruzione, la storia di Conrad, dalla morte miseranda dei suoi genitori fino al suo incontro con la tenebra coloniale, la fine del Celeste impero in gran parte causata dall'ingordigia inglese e dal suo oppio. Eppure c'è una speranza che attraversa l'opera come un filo sottile, rappresentata dalla seta e dal suo umile artefice, il baco, indicata come l'unica strada che può riportare un paesaggio desolato a rivivere e l'umanità a ritrovare se stessa.
Insolito, molto profondo e molto interessante.


mercoledì 7 settembre 2016

No Place for Women

No Place for WomenMohanalakshmi Rajakumar
My rating: 4 of 5 stars

Pubblicato 3 luglio 2016 da CreateSpace Independent Publishing Platform

Secondo libro di una serie, la narrazione parte con un cadavere e un fidanzamento. Il cadavere è quello di una giovane insegnante americana che lavora negli emirati, e il fidanzamento è quello tra Maryam, studentessa universitaria di ceto elevato, e Ali, giovane investigatore della polizia di stato. Ragione di questo fidanzamento abbastanza fuori dagli schemi? I due si sono trovati insieme in un'occasione precedente, dando origine a una serie di eventi i cui strascichi percorrono tutta questa storia, nella quale la trama gialla è un pretesto per parlare di un mondo dove giovani donne di ceto elevato prima ricevono un'educazione internazionale, per essere poi costrette a rinchiudersi in casa, in balia della famiglia del marito prima ancora del marito stesso, in ruoli tradizionali che detestano.
E, mentre l'indagine sull'omicidio prosegue fino alla sua non scontata conclusione, Maryam comincia a scoprire che questo "marito per caso", al quale i genitori hanno ritenuto di affidarla un po' per punizione per aver rifiutato partiti più ambiziosi e un po' per evitare lo scandalo, forse è una sorte migliore di quella che avrebbe potuto aspettarsi.
Romanzo ben scritto, coi giusti tempi del romanzo giallo, e molto interessante per la conoscenza diretta di un modo di vivere che ci sembra lontano, eppure diventa ogni giorno più urgente comprendere.


Second book in a series, the story starts with a dead body and an engagement. The corpse is that of a young American teacher working in the Emirates, and the engagement is between Maryam, university student of upper class, and Ali, a young investigator of the state police. Ground for this engagement quite out of the box? The two were found together on a previous occasion, giving rise to a series of events whose train runs throughout this story, in which the chriminal plot is an excuse to talk about a world where young upper-class women previously receive an international education, only to be then forced to shut theirselves in the house, at the mercy of her husband's family before the husband himself, in traditional roles they hate.
And while the murder investigation continues until its not obvious conclusion, Maryam begins to discover that this 'husband by chance', to which the parents have decided to entrust her a little as punishment for refusing more ambitious parties and a bit to avoid scandal, perhaps it's a better fate than she would have expected.
Novel well-written, with the mystery novel right times, and very interesting for the direct knowledge of a way of life that seems far away, yet it becomes daily more urgent to understand.

domenica 4 settembre 2016

Il Cinghiale che uccise Liberty Valance

Il Cinghiale che uccise Liberty Valance Giordano Meacci
My rating: 2 of 5 stars

Pubblicato 3 marzo 2016 da Minimum fax


Belle idee, un sacco di belle idee, troppe belle idee, che purtroppo non riescono a fare un bel libro, a dispetto della buona scrittura, di un linguaggio a volte pirotecnico e di momenti davvero intensi.
Due sono le sottotrame principali: due adolescenti che vedono, con attenzione da cinefili maniaci, un vecchio film con John Wayne, analizzandone i singoli fotogrammi e le singole battute (e a me, che cinefila non sono questo ha ricordato un film che ho quasi sicuramente visto, ma del quale non rammento il titolo), e il diventare senziente di un cinghiale, che spia gli umani - gli Alti sulle Zampe - cercando di appropriarsi del loro linguaggio, e di progettare azioni eclatanti che risparmino la sua specie dal diventare saporiti spezzatini. Già è molta roba, ma su questo tronco si innestano rami di specie diverse: un ragazzino con un occhio nero e uno azzurro che verso la fine del romanzo patisce di atroci mal di testa, che fanno pensare a un parto divino tipo Atena che nasce dalla testa di Zeus, ma è un pensiero mio, ché l'autore lascia la cosa lì, sospesa. Poi ci sono un paio di suicidi per impiccagione, dei quali uno quasi certamente fasullo, con una modalità mafiosa e di traffico internazionale di veleni che avrebbe meritato di migliore investigazione, tradimenti, dispetti e altre storie di paese, tutto lasciato lì, senza né capo né coda.
Un libro insomma che ha molti buoni spunti, ma che avrebbe dovuto essere potato meglio.